Realizzare o no una mappa di Mondo9? E se sì, come? Dell’intero pianeta o di una zona circoscritta; magari del deserto (uno tra i tanti), nel quale è ambientata gran parte delle storie della saga? Inevitabile interpellare lettori e fan. Lo strumento, i social ovvio, nella fattispecie Facebook, com’era già accaduto per il nome di un paio di navi: la Yarissa, (gemella della Miserable), presente nelle “Cronache di Mondo9 (Millemondi 72, 2015) e la Pertinace, che comparirà nel sequel, “Naila di Mondo9”, in uscita per Oscar Fantastica Mondadori prima dell’estate.

Artbook "Naila di Mondo9"La domanda è semplicissima: sì o no? Perché nella fantasy cartine e mappe sono prassi consolidata, nella fantascienza molto meno, anzi – a dirla tutta – quasi mai. Il riscontro è sorprendente, arrivano oltre cento risposte con tanto di commenti, e la maggioranza per il sì è schiacciante (85%). I pochi che si pronunciano contro spiegano che preferiscono affidare alla loro immaginazione geografia, distanze e morfologia, e che se cartina sarà (fermo restando che il “format” di un Oscar non prevede comunque disegni) loro la salteranno a piè pari e amici come prima.

Che fare quindi? Da dove cominciare a mappare un mondo che è solo nella testa del suo autore e che come unità di misura usa soltanto parole, frasi e pagine? Ma certo: dai cosiddetti “punti d’interesse”, secondo la terminologia dei navigatori satellitari di oggi. E quale “punto d’interesse” potrebbe essere più… interessante di Mecharatt “La Lurida”, la città-capitale ai margini del deserto, la più estesa e popolosa di tutto Mondo9, crogiolo di genti e colori, dove tutto scotta, abbaglia ed emana fumo nero? Tra metallo rovente, concrezioni di ruggine, altiforni, rotaie, vapore e fuliggine.

Franco Brambillacome capitolato minimo, fornisco la pagina del romanzo che la descrive e di cui riporto qui un breve estratto. Il resto spetta a lui. Tempo una settimana, e i primi bozzetti in bianco e nero sono pronti. La Lurida prende forma: è un fiore, una rosa dei venti, una spirale, una stella, un labirinto, un nove speculare… Franco con le matite e io con le parole l’abbiamo messa lì dove la troverete presto, ai confini del nulla. Intanto, eccovi la mia breve presentazione.

Artbook "Naila di Mondo9"«Mecharatt era una megalopoli immensa, un caotico agglomerato di vele, ruggine e metallo che si estendeva su un’area di circa 580 miglia quadrate. Uno sfregio al deserto, una ferita purulenta, con moli, darsene, gru e banchine disseminati lungo tutto il suo perimetro, sebbene i porti principali fossero quattro, uno per ogni punta della rosa dei venti. E poi c’erano i canali di sabbia, un intricato reticolo che si addentrava sino al cuore del borgo vecchio; ma soprattutto un fitto arcipelago di isolotti su ruote che si muovevano sospinti dal vento, portandosi appresso il loro codazzo di navi al guinzaglio.

Ognuno di questi quartieri-satellite inalberava un complicato sistema di vele che lo faceva muovere in tondo attorno alla città, come una sentinella in ronda. Ed era un’enclave a sé stante, con tanto di faro notturno, banchine d’attracco, cantiere di riparazione, magazzini ricambi e di stoccaggio, vetreria, mercato del pesce, gru e paranchi per il carico e lo scarico delle merci. In previsione delle tempeste di sabbia più violente gli isolotti ammainavano la velatura e venivano ancorati al nucleo principale di Mecharatt da titaniche catene, in modo che la furia del vento non li strappasse dalla loro orbita spingendoli alla deriva nel deserto.

In tutto, le isole superstiti erano nove – grandi quanto piccoli villaggi di pescatori – e potevano offrire servigi e riparo per una trentina di navi ciascuna: mezza dozzina di grosso cabotaggio e le altre più piccole. Dei sedici originari, cinque isolotti erano andati persi nel corso di due furibonde burrasche e un sesto aveva scelto deliberatamente lo status di nave, per cui era stato adattato in cantiere alla navigazione d’altura e aveva preso il largo con il nome di Afritania».

A Mecharatt è dedicata tutta la prima parte del romanzo, anche se il punto di vista continua ad alternarsi tra la città e le navi che vi si appropinquano per le ragioni più diverse…