“Colpi.
Violenti, forsennati, brutali.
Il marcantonio districò la lama dalla corazza blindata e portò di nuovo l’ascia sopra la spalla per sferrare l’ennesimo fendente.
Nonostante le ferite inferte e i segni delle lacerazioni nel metallo, il bastardo non si dava per vinto.
Avevano utilizzato anche la fiamma viva e dispensato generose dosi di un acido corrosivo che l’Avvelenatore aveva estratto dal suo prezioso armamentario di pozioni. Nulla, non c’era stato modo di aprirlo…
L’uomo liberò di nuovo la lama a strattoni, barcollò all’indietro ansimando e poggiò l’accetta a testa in giù sul piede scalzo; il respiro corto, il petto che si sollevava e abbassava per lo sforzo. Sputò per terra un grumo di saliva e, cocciuto come un mulo, tornò alla carica”.
Aveva perso un paio di compagni allo stesso modo. Straziati da un lampo nero scaturito all’improvviso dallo pneumosnodo. Nessuno dei due aveva avuto il tempo di accorgersi di nulla, tantomeno di sottrarsi alla scudisciata fulminea. Si erano afflosciati entrambi sulle ginocchia, divisi a metà da un taglio netto, senza versare nella sabbia una goccia di sangue.
Intorno, spuntati da chissà dove, frotte di scarafaggi stercorari.
Portò la scure oltre la spalla e…
SWIIIIIIISHHHHH!

Naila si svegliò di soprassalto e drizzò la schiena sulla branda sfatta, gli occhi sbarrati nel buio. Qualcosa sotto le lenzuola. Scalciò fino a quando uno dei lembi non le si attorcigliò a una caviglia. Un’ape zampettò lenta sul suo piede, direzione polpaccio.
Come diamine era arrivata fin lassù, nella sua cabina?
Con la coperta la scaraventò da qualche parte lontano.
Ritrasse le ginocchia nude e le raccolse al petto. Serrò le palpebre. Quella paura… si stava comportando come una bambina.
Lanciò un’occhiata all’oblò sopra la testa: fuori era ancora buio. Ma ormai era sveglia, tanto valeva alzarsi e concedersi una passeggiata lungo i ponti: in solitudine, come le piaceva fare quando gli incubi la destavano nel cuore della notte. Sporse le gambe fuori della branda e si sollevò. La Syraqq russava, immersa in un’andatura sonnambula, fatta di scossoni, pietrame masticato tra le ruote e borborigmi idraulici, sedata dalle pozioni che continuava a somministrarle Qasim, l’odioso Avvelenatore di bordo”.

Comincia così il racconto “Picadura”, ultimo spin-off in ordine di tempo dell’universo narrativo di Mondo9, ospitato all’interno del Millemondi tutto italiano “Strani Mondi”, in uscita nelle edicole ai primi di luglio.

La storia vede protagonista una Naila ventisettenne, approdata da poco al comando di una nave propria – la Syraqq – e quindi ancora inesperta. E si colloca nel trentennio che separa le “Cronache di Mondo9” (nelle quali era una spregiudicata ragazzina di 13 anni) dal romanzo a lei dedicato uscito in Oscar Fantastica a settembre 2018.

Con questo racconto, tredicesima mia uscita nelle varie collane Mondadori, si arricchisce anche il carniere delle storie legate a vario titolo alla saga di Mondo9, che diventano così 13 in tutto, alle quali vanno ad aggiungersi quelle flash dei “I racconti del cannocchiale”.

In “Picadura” (parola spagnola per “pungiglione“), Naila dà la caccia con la sua ciurma a una specie di leggenda delle sabbie ammantata di mito e superstizione: un vecchissimo pneumosnodo coperto di ruggine vecchia di secoli che i racconti orali di marinai e comandanti descrivono alla deriva tra le dune da centinaia di anni, con un carico misterioso dal valore inestimabile, un autentico tesoro, distaccatosi chissà come dalla nave madre per darsi alla macchia e intraprendere – braccato dai sognatori di ogni stirpe – un viaggio senza meta nel deserto sconfinato di Mondo9.

Di più non è opportuno dire, se non che i colpi di scena non mancheranno…

Qui l’articolo di Fantascienza.com con gli incipit di tutti i racconti.