Scrivere a quattro mani è un’esperienza creativa che richiede affiatamento, metodo, disciplina. Più facile a dirsi che a farsi. Comunque sia, a otto anni dall’ultima volta che mi cimentai nell’operazione, torno a scrivere con la mia stessa compagna di avventura di allora: Claudia Graziani, assieme alla quale firmai il racconto “Incroci”, apparso dapprima sul n. 6 del webmagazine Altrisogni (2013) e poi sulla rivista Robot n. 75 (2015).

Questa volta, però, con una difficoltà in più: inserirsi nell’universo narrativo nato dalla penna di un altro autore, una grande firma – Franco Forte – e cresciuto nel tempo con l’apporto collettivo di una serie di scrittori che hanno dato al suo progetto “Chew-9” una continuità seriale.

Secondo le intenzioni dei curatori della collana, il nostro contributo, dal titolo “Target Island”, avrebbe l’obiettivo di dare stimolo alla ripresa della serie, rimasta in “sospensione criogenica” per qualche anno. Insomma, ampia libertà di movimento e possibilità di spaziare in generi anche attigui alla fantascienza pura.

Ciò che ne è nato è un racconto (il nono della serie) di solitudine e resilienza ambientato in una minuscola isola davanti alle coste del Brasile, in pieno Oceano Atlantico. E di un tesoro nascosto (e cresciuto) nei capelli di un bambino, che lo ha ereditato dal DNA della madre morta da tempo. Questa la breve sinossi:

“Target Island” è stata per anni un cantiere di smantellamento di titaniche carrette del mare e portacontainer, una sorta di cimitero degli elefanti al largo delle coste del Brasile. Oggi, senza più un futuro e abbandonata da tutte le maestranze, non è che un lembo di terra vulcanica accerchiato da isolotti flottanti di rifiuti d’ogni tipo. Ci vivono solo due fratelli rimasti orfani di entrambi i genitori – l’iroso Rodrigo con il piccolo Tobias – e un vecchio ed enigmatico ex saldatore, Sandoval, che tira avanti grazie ai frutti di una piantagione che è riuscito a coltivare nell’immensa stiva vuota di un relitto spiaggiato. Un giorno, però, nella loro solitaria e disperata routine irrompe l’imprevedibile: un piccolo piper di ritorno da una consegna a un potente cartello della droga. A bordo, qualcosa cambierà per sempre la vita dei tre superstiti…

E questo l’incipit:

Il bambino si bloccò, sbarrò gli occhi e scrutò meglio tra le punte dei suoi anfibi. Possibile? pensò, fissando la calotta incastrata nella montagna di rifiuti che rivestiva l’intero entroterra. Come diamine c’è arrivato fin quassù questo tesoro?
Prima di chinarsi a raccattarlo voleva essere sicuro che non ci fosse nessuno nei paraggi. Passò in rassegna l’oceano di plastica e PVC che stava lentamente virando verso i colori del tramonto. Una gemma posticcia di trasparenze tossiche e scarti industriali. Un ghiaccio malato e asciutto fatto di bottigliette deformi, lattine schiacciate e sacchetti ridotti a brandelli che svolazzavano nel vento.

Ai piedi della scogliera, una dozzina di relitti abbandonati alle intemperie e alla furia delle onde che si frangevano sugli scafi smangiati dalla ruggine.
Sullo sfondo, un mare setoso e torbido, increspato di schiuma grigia. E poi miglia e miglia di nulla, fino all’orizzonte.

“Target Island”, Claudia Graziani e Dario Tonani, Delos Digital, 1,99 euro.