Milano 2045. La carta è sparita dalla circolazione, risucchiata nei laboratori clandestini dove viene “tagliata” per produrre potenti allucinogeni. Basta sollevare la cornetta di un telefono per essere contagiati dall’ultimo virus metalinguistico.

Agli angoli delle strade c’è chi spaccia le pagine dei vecchi tascabili come farmaco salvavita, un tot a rigo, perché la lettura è il miglior mantra contro la follia. Cinema, Tv e giornali non esistono più e l’industria del divertimento è dominata dall’Agoverso, il non-luogo/non-tempo per eccellenza, senza privacy né morale. Le coscienze sono ghiaccio alla deriva. Nessuno dorme più di due ore a notte. A che servirebbe?

Gli edifici sono immensi conglomerati di moduli tutti uguali e autosufficienti. I graffiti si muovono strisciando da un muro all’altro, veleno allo stato puro. I cani randagi custodiscono algoritmi matematici e messaggi in codice. Le pallottole viaggiano guidate dai satelliti, tutt’altro che infallibili. Benvenuti nell’inferno metropolitano di Gregorius Moffa, killer free lance…

A comporre questo angoscioso scenario sono le pagine de “L’algoritmo bianco” (Urania n. 1544, marzo 2009), che ospita due storie – quella che dà il titolo al volume e “Picta muore!” – distanziate tra loro da sei anni e incentrate su uno stesso personaggio: Gregorius Moffa, super sicario in salsa hardboiled che presta i suoi servigi nella Milano del 2045. Vent’anni più avanti, quindi, rispetto alle vicende narrate in “Infect@”, a cui però questo dittico non è collegato…

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L’incipit

G.M.K.A. Mi chiamo Gregorius Moffa. E sono il vostro killer di fiducia. Se siete arrivati a questo punto nel caricamento dei file significa che la transazione è andata a buon fine  e  il vostro denaro è già confluito sul mio conto criptato in un angolo di Agoverso noto solo al sottoscritto. Servirà a finanziare le mie nuove imprese e a pagarmi aggiornamenti antivirali giornalieri, nanochim, armi sempre più sofisticate, munizioni. E, ovvio, spazi di memoria per il mio prezioso archivio. Da questo momento e fino alla chiusura dell’ultimo file posso considerarvi a tutti gli effetti miei soci in affari, anche sepleonasticamente parlando – sarò io solo e soltanto io a sparare, pugnalare, strangolare, soffocare, avvelenare… (scopando di tanto in tanto, tra un’attività e l’altra)…Jena staccò gli occhi dal monitor e allungò le gambe sotto il banco di lavoro. Lentamente, spingendosi coi talloni, fece compiere una rotazione completa alla poltroncina girevole. Quando si fermò, Gregorius, che gli sedeva di fronte, sembrava ringiovanito di dieci anni. I capillari rotti, quelli sì, c’erano ancora: a rimarcare i pugni, ma anche la porcheria volatile che gli era entrata negli occhi. Il tremore nelle mani, però, era scomparso, volatilizzato!, così come quasi tutto il sangue con cui si era affacciato alla porta del garage di Jena.
“Che te ne pare?”.

L’Algoritmo su RaiNews24

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Guarda la quarta di copertina.
Quattro chiacchiere algoritmiche:
Con Francesco Gatti a RaiNews24 (puntata del 17 marzo 2009)
Con Giuseppe Lippi in coda al volume e sul Blog di Urania

Con Fantascienza.com
Con Thriller Magazine
Con  Stefano Di Marino, nella rubrica “Colpo in canna su ThrillerMagazine.
Ettore Mancino su “L’Almanacco della Fantascienza” 2009.
Un lungo articolo di Salvatore Proietti su Next Station
Tre approfondimenti sul blog “X-Uno Strano Attrattore” di Giovanni De Matteo ( il primo, il secondo e il terzo) e uno sul blog di ScarWeld
Recensione di Fantascienza.com
Recensione su Il Recensore.com e su L’isola di Mompracen
Recensione su Il futuro è tornato (Francesco Zamboni).
Una recensione in Giappone. E un’altra.
Recensione di Andromeda (Emanuela Valentini).

I commenti sul romanzo dei lettori di UraniaMania

Qualche retroscena sui disegni interni di Giuseppe Festino. 

Un racconto ispirato a “Picta muore!” sulla rivista “Dueruote”

Matematica, telefoni tachionici e “L’algoritmo bianco”